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Referat

TitelIl movimento degli ultrà 
AutorDaniel Tamerl 
Anzahl Worte4066 
SpracheItalienisch 
ArtSpezialgebietsausarbeitung 
Schlagworterazzismo, 
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Il movimento degli ultrà

  1. Che cosa è il movimento degli ultrà? Chi sono gli ultrà?

  1. La differenza tra gli ultrà e hooligans

  1. La storia degli ultrà - Lo sviluppo

  1. Diversi gruppi ultrà

  1. Il razzismo – il grande problema del calcio italiano

  1. Ultimi scontri dei tifosi


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Che cosa sono gli ultrà? Chi sono gli ultrà?

Gli ultrà sono i tifosi fanatici dei club del calcio italiano che vogliono sostenere la loro squadra preferita, specialmente nelle trasferte. I club degli ultrà vogliono rappresentare “il dodicesimo uomo” per le squadre. Gli ultrà sostengono le squadre con coreografie con tante bandiere ma non solo le coreografie con gli striscioni, ma anche l’uso di articoli pirotecnici, l’accompagnato corale delle azioni dei giocatori, l’uso di tamburi e trombe e naturalmente l’uso delle sciarpe.

A metà degli anni ottanta il movimento degli ultrà è stato sulla cresta dell’onda e ci sono stati tanti club ultrà con tanti da diecimila a quindicimila iscritti.
Ma oggi ci sono ancora gruppi ultrà con all’incirca diecimila membri, come Irriducibili Lazio, Fossa dei Leoni e AS Roma Ultras.

Gli ultrà sono parte del sistema calcistico e hanno importanza persino nelle cacciata di allenatori o nell’acquisto di calciatori. Soprattutto i capi dei gruppi ultrà sono dei personaggi famosi.

Naturalmente gli ultrà sono di natura diversa per quanto riguarda la colorazione/direzione politica. Per esempio ci sono gruppi ultrà di destra come Irriducibili Lazio, di sinistra come gli ultrà di Livorno e ci sono gli ultrà neutrale.


La differenza tra gli ultrà italiani e i hooligans inglese


Ci sono una differenza tra gli ultrà italiani e i hooligans inglese. Gli ultrà vogliono in primo luogo sostenere le squadre invece per i hooligans la violenza ha importanza. Ma naturalmente scontri e risse sono parte della cultura ultrà.
I gruppi ultrà hanno capi che sono personaggi famosi e i capi hanno importanza anche nella società sportiva.
Un’altra differenza tra ultrà e i hooligans è il modo di seguire la squadra, perché gli ultrà viaggiano insieme in maniera vistosa e vogliono arrivare in massa invece i hooligans vogliono viaggiare dissimulato in piccoli gruppi o da solo.

La storia degli ultra’/lo sviluppo

1950-1960
Negli anni cinquanta i tifosi cominciano a seguire più numerosi le “loro” squadre favorevole. Gli aderenti vogliono organizzare diversi sorta di iniziative, da quelle celebrative a quelle coreografiche, ma i primi tentativi di sostenere le squadre sono spesso sfogarsi in modo pionoristico e rudimentale

I primi club organizzati dei tifosi si diffondono nel dopoguerra, perché c’è un èsplosione del fenomeno calcistico in Italia e immediatamente negli anni ´60 le prime vere strutture di tifosi, denominante “centri di coordinamento”, vengono formati. Ma naturalmente si fondano altri club che accogliono i tifosi più accesi e attivamente organizzati.

Il primo gruppo di tifosi è “Moschettieri neroazzurri” di Inter. Questo club è fondata perché presidente Moratti non comprende perché non hanno tifosi quando giocano in trasferta. E questo gruppo è disposto di seguire le trasferte della squadra favorevole.


1970: La nascita degli ultra’
Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta nascono in Italia i primi nuclei di ultrà. Questi gruppi consistono di sostenitori giovanili, che si distaccano nettamente dal modello “classico” dello spettatore calcistico. Gli ultrà evolvono caratteristiche, come il senso d’ identificazione con un settore di curva delimitato negli stadi, l’uso degli striscioni per manifestare il nome e il simbolo del gruppo, il look paramilitare da quello in voga nelle organizzazioni politiche estremiste e l’uso delle sciarpe con i colori della squadra.
Ma gli ultrà anche si distinguono per l’adozione di elementi innovativi nel modo di sostenere la squadra. Gli elementi nuovi vengono ripresi da altre culture. Dalle “torcidas” brasiliane viene ripreso l’uso di trombe e tamburi, dalle tifoserie inglesi la “sciarpata” per dare l’effetto ottico delle onde del mare e l’accompagnato corale delle azioni di gioco per intimidire e frastornare i giocatori avversari e naturalmente per incoraggiare i propri beniamini. Di conseguenza i tifosi sono importanti per vincere un incontro e rappresentano il cosiddetto “dodicesimo giocatore”.
Un’altra novità degli ultrà rappresenta l’uso di articoli pirotecnici (per esempio: fuochi, candelotti fumogeni, razzi e bengala a luce colorata), fatto a dare un tocco di vivacità agli spalti negli stadi. Il concetto “coreografia della curva” evolve di pari passo con il grado d’organizzazione dei gruppi ultrà. Da un mano la gioia di creare spettacoli e scenografie su vasta scala è importante ma dall’altro mano è la fantasia, tutta italiana, al potere contribuiscono al fatto che la coreografia diviene il marchio dello stile italiano.

Il gruppo ultrà più antico è la Fossa dei Leoni del Milan, fondata nel 1968, che adotta il nome del vecchio campo d’allenamento dei rossoneri.
Anche già nel 1951 a Torino nasce sorto il club dei “fedelissimi Granata” che esiste ancora oggi nei gruppi della curva Maratona. Nel 1969 nascono anche gli Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria e i Boys dell’Inter. Negli anni Settanta il movimento degli ultrà si diffonde rapidamente e di conseguenza molti microgruppi ultrà nascono.
1971: le Brigate Gialloblu del Verona e il Viola Club Vieusseux della Fiorentina
1972: Ultrà del Napoli
1973: le Brigate Rossonere del Milan, la Fossa dei Grifoni del Genoa e gli Ultrà Granata del
Torino
1974: I Forever Ultrà del Bologna
1975: I Fighters della Juventus
1976: le Brigate Neroazzure dell’Atalanta
1977: gli Eagles’ Suppoters della Lazio e il Commando Ultrà Curva Sud della Roma

Ma la diffusione del movimento è maggiore nell’Italia settentrionale, eccetto poche città meridione come Napoli, Bari, Cagliari e Catanzaro.

Alcuni gruppi nuovi si distaccano dai tifosi già esistenti a causa della diversa mentalità. Altri provengono da gruppetti sciolti e riunificati e ci sono quelli che nascono dalla fusione di diversi gruppi.
Alla base dei gruppi è generalmente il nucleo origine (la provenienza), i tifosi provengono da una determinata area urbana o si incontrano nei luoghi determinati, come un bar, la scuola o una sala-giochi. Infine, molti giovani risultano già aggregati in movimenti/gruppi politici.

Ci sono alcune caratteristiche diversi dei gruppi estremisti, come il senso del forte coesione e di cameratismo dentro il gruppo, la sfida all’autorità costituita, il senso di conflittualità e il forte senso di territorialità. Le curve diventano gli ambiti degli ultrà e i tifosi “normali” a poco a poco abbandonano le curve per lasciare spazio agli striscioni ultrà. I tifosi “normali” si trasferiscono altrove negli stadi.
Sugli striscioni campeggiano teste di belve feroci, come leoni, pantere o tigri, l’emblema della pirateria, il teschio bendato con le tibie incrociate, armi e simboli politici, come per esempio immagini di Che Guevara.
Nei primi anni le attività dei gruppi, come trasferte vengono organizzate dai membri che colleziono denari e creano coreografie. La partecipazione collettiva all’evento sportivo diventa più importante nei confronti del modello inglese.

Negli ultimi anni della settanta le intemperanze del pubblico si cambiano completamente. Da un lato le invasioni di campo diminuiscono ma dall’altro lato gli scontri e la violenza negli stadi sono in aumento. Specialmente gli scontri tra i giovani delle fazioni opposte. Gli scontri più duri scatenano durante i derby (incontro tra squadre della stessa città o partite che suscitano antichi dissapori e rivalità tradizionali) e i match tra squadre con i tifosi opposti e le loro colorazioni politiche diverse.
Gli scontri si tengono sugli spalti negli stadi, perché non ci sono le separazioni chiari tra gli ospiti e il resto della folla.

Negli questi anni c’è anche il conflitto tra i giovani che assistono alla partita in piedi e gli spettatori più anziani che vogliono godere la partita sui posti a sedere.
Per la prima volta anche in Italia il fenomeno della violenza calcistica è al centro dell’attenzione della stampa e di conseguenza viene proibito l’ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino striscioni.


Anni ‘ 80

Nel questo periodo il “movimento” degli ultrá si diffonde rapidamente e si sposta anche nel meridione. Negli anni ottanta non c’è una squadra, dalla Serie A alla C2, senza tifosi che seguiscono gran parte delle trasferte.
Questa multitude dei gruppi porta alla nascita di un complessa rete di amicizia e di rivalità. Le amicizie più solide rappresentano Roma – Atalanta - Juventus, Sampdoria – Fiorentina – Inter, Lazio – Bari – Torino e Milan – Genoa – Bologna.
Oggi è di natura diversa, perché questi rapporti sono in gran parte deteriorati e si trasformano in feroci rivalità. Un attuale rapporto consiste nelle interisti e gli ultrà di Verona.
Un altro cambiamento rappresentano i posti degli scontri, perché gli scontri si muovono lontano dagli stadi

Il 1982 è uno degli anni più importanti per il fenomeno degli ultra e per tutto l’Italia, perché c’era il trionfo italiano ai campionati mondiali di calcio in Spagna. La maggioranza degli davanti a oltre 100mila spettatori sono italiani e ci sono numerosi striscioni dei gruppi ultrà. Ma questo rimane l’unico vero momento del tifo a livello nazionale, perché gli ultra non riescono a ricomporsi il tifo per la nazionale a causa della rivalità tra gli gruppi diversi degli ultrà in Italia. Questo fatto rappresenta un fato isolato nell’Europa.

Negli anni ottanta la trasferta diventa il momento più importante nella vita di un ultrà. Gli ultrà preparano bandiere e striscioni, perché seguire la squadra senza portare striscioni è disonorevole. L’aumento del pubblico in trasferta rappresenta un gran sforzo per le ferrovie dello Stato, perché i treni di linea sono sovraffollato ogni domenica e di conseguenza lo Stato installa i “treni speciali” che migliorano la situazione.

C’è una “gara” degli spettacoli tra i gruppi avversari e di conseguenza negli anni ottanta i tifosi sono molto impegnati quanto riguarda sostenere la squadra e creare coreografie. Gli ultrà creano ambiente per esempio con migliaia di palloncini, bandiere, migliaia di cartoncini, strisce di stoffa, striscioni, articoli pirotecnici e persino rotoli di carta igienica. Ma le coreografie non sono conveniente e di conseguenza i gruppi chiedono aiuto alle loro società calcistiche e cercano sponsor esterni.

In questo periodo anche la violenza aumenta, specialmente l’uso delle armi da taglio, soprattutto a Milano e a Roma. I disordini si moltiplicano e portano agli gravi scontri con tanti feriti e alcuni morti quasi ogni settimane.
Negli ultimi anni ottanta c’è anche un aumento nell’uso di droga negli stadi e poi naturalmente i fumatori di cannabis si moltiplicano.
Questa nuova simbologia viene trasformata e le immagini della foglia di marijuana o il bambù compaiono su tante bandiere e striscioni negli stadi.

A metà degli anni ottanta il movimento è sulla cresta dell’onda. I gruppi hanno rapporti con le società sportive e contano su tanti aderenti, per esempio: la Fossa dei Leoni registra 15.000 membri.
In questo periodo gli ultrà sono parte del sistema calcistico e hanno importanza persino nelle cacciata di allenatori o nell’acquisto di calciatori. Soprattutto i capi dei gruppi ultrà diventano dei personaggi famosi.
Gli ultrà creano coreografie su vasta scala ad un derby o un grand match, sempre più costose e creative, perché uno spettacolo scenografico della curva non può e non deve mancare mai. Questo fenomeno delle “megacoreografie” viene imitato nel resto dei paesi europei.

Ci sono due sorte dei gruppi ultrà: Da un lato ci sono i tifosi ben organizzati (la maggioranza, per esempio: centri di coordinamento o federazioni dei club) che hanno una struttura verticistica con regole rigide e strutture chiare, come una banca-dati con tutti i membri, una rivista organica al gruppo, un tv e un capo e dall’altro lato ci sono gruppi diversi che entrano in conflitto con i gruppi organizzati, perché vengono accusati di vivere alle spalle delle società calcistiche senza sostenere le tifoserie.


Anni 90 – I grandi cambiamenti del tifo organizzato
Negli anni novanta il movimento degli ultrà è in crisi. Ci sono molti diversi motivi per questa situazione, ma la ragione più importante è la nuova generazione, che entra negli stadi e non sostiene i valori fondamentali. Di conseguenza c’è una crisi d’identità, perché il fenomeno diventa un movimento di “moda”. Ma naturalmente ci sono ancora i tifosi maggiori, che proviene da un’altra generazione e ha diffuso il movimento degli ultrà. Queste due facce della medaglia porta a dissidi dentro il movimento. A cause di questa situazione gli ultrà sono nel mirino, nel bene e nel male.
Da un raduno degli ultrà di Genova (ultrà della generazione maggiore) scaturisce nuove regole che avrebbe dovuto cambiare la situazione attuale con le due sorte degli ultrà. Ma la nuova generazione non osservano queste regole, perché hanno un’altra mentalità.
Questi comportamenti violenti negli stadi, la conflittualità con le forze dell’ordine e innovazioni epocali come la pay-tv suscitano una presa di coscienza del pericolo dei tifosi.

Questo episodio mette a repentaglio la “vita” del movimento ultrà, quel è già colpito da un cambio generazionale e dal frazionamento delle curve in tante piccole “schegge”. Cosiddetto “cani sciolti”, cioè tifosi allo sbando portano negli stadi intemperanza e dissidi di conseguenza si aggrava lo scioglimento di alcuni grandi gruppi ultrà, come le Brigate Giallo-Blu del Verona e la Fossa dei Grifoni del Genoa. Questi scioglimenti suscitano un periodo di appannamento, ma ci sono anche altri fattori per questo, come l’overdose del calcio, gli stravolgimenti dei calendari per quanto riguarda anticipi e posticipi, la diminuzione dello strapotere di molti club e di conseguenza il calo degli spettatori negli stadi, specialmente

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in trasferta.


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Questa strisciante rivoluzione, provocato soprattutto dalla pay-tv si chiama “Calcio moderno”.
Le nuove generazioni sono “teledipendenti” e naturalmente sostengono questo calcio moderno, invece i gruppi ultrà tradizionali fanno campagne contro il calcio moderno sul web, per esempio www.noalcalciomoderno.it o creano striscioni negli stadi.

La nuova generazione vuole stare al passo con il tempo e di conseguenza cambiano i gruppi ultrà ad una sorta di nuovo club, senza principi che sono stati per due decenni alla base della mentalità ultrà

Gli ultrà continuano fare coreografie tradizionale ma negli anni novanta c’è un’altra importante tendenza per quanto riguarda le mode di sostenere le squadre. Uno nuovo stile di tifo di stampa britannico che porta a un cambio. Molte curve sostituiscono gli striscioni con tanti stendardi a due aste.
Di conseguenza nasce un conflitto tra i tradizionalisti, fautori del modello classico d’Italia e i simpatizzanti del nuovo modello inglese con tanti stendardi e battimani.
Adesso ma la maggioranza segue una via di mezzo tra il modello italiano (organizzazione del gruppo, coreografie permanenti, identità) e il modello inglese (cori spontanei, stendardi, trasferte con il treno ordinario).

Contro la repressione gli ultrà si fanno sentire con i giornalini autoprodotti che si diffondono in tutte le curve e anche con il internet. Ormai quasi tutti gruppi ultrà hanno la loro pagina con la quale informano i membri.
Diversi gruppi ultrà

Ancona - sinistra
Bologna - 50 % sinistra, 50 % destra
Brescia - 50 % sinistra, 50 % destra
Chievo - neutrale
Empoli - sinistra
Inter - destra
Juventus - destra
Lazio - destra
Lecce – neutrale
Livorno - sinistra
Milan - 70 % sinistra, 30 % destra
Modena - sinistra
Parma - neutrale
Perugia - 70 % sinistra, 30 % destra
Reggina - destra
Roma - destra
Sampdoria - neutrale
Siena - neutrale
Udinese - destra



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Le tifoserie laziale

Il club ultrà più grande e più potente nella curva della Lazio nello stadio olimpico è “Irriducibili Lazio”. Questo gruppo è stato fondato alla metà degli anni '80 e adesso “Irriducibili Lazio” è un dei club più grande in tutto l’Italia. Questo gruppo organizza tutte le tifoserie laziale e di conseguenza è molto potente anche nella società sportiva.
Ma generalmente “Irriducibili Lazio” è un gruppo controverso, perché questo gruppo è assolutamente di destra e manifesta quest’ideologia ogni fine settimane con cori e striscioni razzisti e fascisti.
C’è una “duce mentalità”, di conseguenza i modelli politici sono Benito Mussolini e altri personaggi famosi nella storia. Mussolini è il modello politico perché la Lazio è stato il club da piccolo borghese e di conseguenza Lazio è stato il club preferito di Mussolini. Ma ci sono anche simpatia per il criminale di guerra Arkan (=la tigre, Zeljko Raznjatovic) chi ha assassinato migliaia delle persone innocente e altre persone con questi valori. Dopo l’assassinio di Arkan i tifosi della S.S. Lazio espongono uno striscione in onore di un loro beniamino, il centrocampista Sinisa Mihajlovic, chi è stato un amico di Arkan.. Il testo recita: "Onore alla tigre Arkan". Lo striscione suscita un pandemonio a livello nazionale: interrogazioni parlamentari e proposte di censura preventiva degli striscioni negli stadi
I tifosi laziali non accettano calciatori di colore e ebrei nella squadra della Lazio (per esempio: Aron Winter chi ha abbandonato Lazio a causa dei tifosi) e se squadre avversare giocano con un giocatore di colore, i tifosi laziali fanno buuu ai calciatori neri e li insultano corale e con striscioni razzisti.

Nel 1999 i tifosi della Roma sono stati salutati di un striscioni di 18 metri con le parole “Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case” degli ultrà laziali al derby contro AS Roma.


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E nel 2001 alla partita di Lazio-Roma il gruppo “Irriducibili Lazio” espongono un’altro striscione antisemita di 30 metri che dice “Roma è una squadra nera e tifosi degli ebrei” (no citazione)
Nella stagione 2004/2005 al 6°gennaio 2005 c’è stato il derby romano. Il capo della Lazio e anche calciatori della squadra azzurra, Paolo di Canio, ha segnato un gol e dopo il gol è corso alla curva ultrà laziali e ha fatto il “saluto fascista” agli “Irriducibili” da giubilo. Paolo di Canio è stato un membro degli “irriducibili” molti anni fa nell’adolescenza e di conseguenza è il beniamino degli ultrà laziali.



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Anche nella stessa stagione gli ultrà della Lazio hanno presentato un altro striscione con la scritta “Roma è fascista” nell’incontro Lazio – AS Livorno.



La società sportiva Lazio è stato multato ripetutamente dall’associazione del calcio italiano e Lazio ha dovuto giocare a porte chiuse senza spettatori , ma niente si è cambiato, perché i tifosi hanno troppo potere nella società ad affrontare questo problema.









Il razzismo –il grande problema del calcio italiano

Come si rappresenta il razzismo negli stadi?
I tifosi portano bandiere e striscioni razzisti negli stadi e espongono questi striscioni durante le partite, di conseguenza i calciatori di colore sono sempre più spesso nel centro del mirino. Ma anche l’accompagnamento corale delle azioni dei giocatori di colore con le “rumore della foresta” si è diffuso negli ultimi anni. I giocatori neri vengono umiliati e insultati dai ragazzi della svastica. Alcuni gruppi ultrà sono forti e hanno importanza perfino nella società sportiva, per esempio gli “irriducibili Lazio” che non accettano giocatori di colore nella squadra della Lazio e a causa del potere degli ultrà la società evita di ingaggiare giocatori neri.
Ma non ci sono solo i tifosi razzisti, naturalmente ci sono tanti tifosi(la maggioranza) che sono silenziosi e vadano agli stadi per godere la partita senza insultare nessuno. Poi ci sono gli ultrà che accettano calciatori neri e fanno coreografie per sostenere la loro squadra.
Negli stadi o fuori ci sono risse e scontri tra gruppi ultrà xenofobi e quelli che accettano giocatori neri. Queste risse vengono decise prima e dopo le partite, dopo le partite si chiama “il terzo tempo”.


Perché scoppia il razzismo negli stadi?
I diversi gruppi ultrà assumono gli stadi per dare voce alle visioni che tutta l’Italia è al potere. Poi gli stadi sono luoghi comodi e sicuri per farsi sentire. La xenofobia non è solo negli stadi, il razzismo c’è tutta la settimana in tutta l’Italia e scoppia negli stadi. La situazione negli stadi rispecchia i valori e atteggiamenti della società italiana.
Provvedimenti contro il razzismo e la violenza negli stadi
Per affrontare il problema dei tifosi razzisti bisogna collaborare con altri Paesi europei dove ci sono buoni risultato da valutare. Un'altra possibilità di risolvere il problema rappresenta nuove legge che prevede divieti d’ingresso agli stadi per i tifosi conosciuti violenti, metal detector all’ingresso degli stadi, l’installazione delle telecamere negli stadi e la riduzione delle forze dell’ordine negli stadi, perché poi ci sono meno potenziale d’aggressioni. Ma malgrado tutto la situazione non si è migliorata. Dopo la sospensione dell’euroderby tra Inter-Milan a causa degli eccessi di violenti dei tifosi interisti una nuova legge contro tifosi violenti è entrata in vigore. Questa legge si chiama “fuori flagranza” e prevede sei punti. Il primo punto prevede che gli ultrà violenti possono venire seguito dai poliziotti fino a 48 ore dopo la partita. Poi un divieto d’ingresso agli stadi italiani per i tifosi che portano simboli nazisti e fascisti. Un altro punto rappresentano le multe da sei mesi a tre anni per i tifosi che commettono reati. Le società sportive che giocano a casa rischiano multe quando vengono tifosi, anche quando i tifosi ospiti lanciano in campo bottiglie, bengali o altri petardi o si comportano male in maniera diversa e commettere reati violenti. E alla fine la legge prevede che i tifosi devono essere presente alla polizia durante la partite da tre a sei volte durante le partite, quando sono stati multati per evitare che i tifosi violenti possono andare negli stadi.
Un'altra regola è entrata in vigore nei ultimi giorni dopo la sospensione del derby Inter-Milan per fermare i violenti: la possibilità di fermare una partita al primo lancio di oggetti in campo e la sconfitta a tavolino della società retenuta responsabile.
Ma naturalmente i gruppi ultrà non sono d’accordo con queste misure e cominciano di protestare e hanno appoggio del resto degli stadi. Per esempio gli ultrà di Livorno e Bologna hanno protestato in silenzio per otto minuti fuori dello stadio e quando hanno preso posto sugli spalti del loro settore gli ultrà hanno voltato le spalle al campo, al calcio italiano. Poi i tifosi di Livorno hanno esposto uno striscione con una sola scritta: “Vergogna
Ma anche gli ultrà di Fiorentina protestano con cori contro le forze dell’ordine e le nuove regole.
A Milan la curva nord è rimasta silenziosa e hanno creato un enorme striscione: “Noi Siamo con noi” e a Brescia i tifosi del gruppo Curva Nord Brescia 1911 diffondono volantini contro la repressione della polizia.



Gli ultimi scontri e intemperanza dei tifosi

L’incontro S.S. Lazio – AS Livorno (10° aprile 05)

Questa partita non è stato un incontro come altri, perché si è sviluppata un’inimicizia tra i tifosi laziali (specialmente il club ultrà “Irriducibili Lazio”) che sono politici di destra e gli ultrà di Livorno che sono di estremi sinistra.
Durante la partita ci sono stati provocazioni tra gli ultrà diversi e si beffano tutta la partita. Da un lato gli “Irriducibili Lazio” hanno esposto uno striscione con la scritta ”Roma è fascista” e dall’altro lato gli ultrà hanno insultato i tifosi laziali con cori.
Dopo la partita è successo l’inevitabile: scontri e risse tra i tifosi laziali e gli ultrà toscani
Insomma sei tifosi del Livorno sono stati arrestati dalla polizia e altri 248 denunciati a piede libero per gli scontri allo stadio Olimpico di Roma. Gli arrestati sono accusati di danneggiamento, devastazione, attentato ai trasporti e resistenza a pubblico ufficiale.
Otto agenti di polizia e 12 tifosi sono stati feriti nei tafferugli alla stazione San Pietro dove gli ultrà toscani hanno bloccato un treno.





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L’Euroderby della vergogna: Inter – Milan (12° aprile 05)


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C’era l’incontro tra Inter e Milan, il grande derby di ritorno dei quartieri di Champions. All’inizio della partita non ci sono stati problemi ma un gol annullato da Merk a Cambiasso al 26minuto della ripresa, quando la partita era decisa, ha scatenato le intemperanze dei tifosi nerazzurri: Adesso ha cominciato un lancio di oggetti e petardi dalla curva degli ultrà nerazzurri. Il portiere rossonero Dida è stato colpito e ferito alla spalle da un petardo. Di conseguenza l’arbitro Markus Merk ha sospesa la partita per ripulire il campo e naturalmente per proteggere i giocatori.
Ma, dopo una sospensione di 20minuti, quando i giocatori sono rientrati gli ultrà interisti hanno ricominciato a lanciare in campo fumogeni e bottiglie contro il nuovo portiere del Milan Abbiati. La curva nerazzurra ha decisa che il derby non doveva continuare e dopo due minuti l’arbitro finalmente ha interrotto la partita.
Una vergogna in mondovisione per il club nerazzurro e il calcio italiano. Il mondo ha osservato il peggio del tifo ultrà italiano. L’Inter pagherà con una squalifica, cioè Milan ha vinto la partita 3:0 e con la condanna a giocare a porte chiuse in ogni caso per quattro partite dell’uefa.
In questa condizione appare ancora più irresponsabile l’azione degli ultrà e poco convincente il tentativo dei giocatori di discutere di questioni di gioco, occasioni ed episodi. Tutto è stato cancellato a questa serata peserà a lungo sul futuro dell’Inter.


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